Contrasto - Carne e Francesca Tuzzi @ Docks74, Torino [14 giugno]

Contrasto - Carne e Francesca Tuzzi


43
14
giugno
18:00 - 22:00

 Pagina di evento
Docks74
Via Valprato 68, 10155 Torino, Turin, Italy
Lo spazio Docks 74 è lieto di presentare “Contrasto” la doppia personale di Carne e Francesca Tuzzi.

A cura de “Il Cerchio E Le Gocce”

Inaugurazione giovedì 14 giugno 2018 ore 18:00.
La mostra proseguirà fino a settembre.
Docks74, Docks Dora, Padiglione G Interno 74, Via Valprato 68, 10155 Torino

Dopo l'opening le visite saranno solo su appuntamento, per info:
Mail: [email protected]
Cell: 0039-349-8356713
Cell: 0039-346-3162513

6 anni attraversando oltre 50 spazi abbandonati in Friuli Venezia Giulia. Fino a metà degli anni ’90, la regione più militarizzata d’Europa. Oltre 400 stabili, il 50% del territorio concesso come servitù militare, industrie belliche, oltre un milione di militari passati in queste terre sono solo alcuni dei numeri che rappresentano ciò che il Friuli è stato durante la Guerra Fredda. Una delle regioni più industrializzate fino agli inizi degli anni 2000. 6 anni in questi spazi per documentare, sviluppare una memoria storica del paesaggio e della società e per riprenderseli attraverso l’arte urbana. Spazi strappati al vivere comune, alla natura, monumenti al fallimento delle politiche economiche e soprattutto sociali fondate sull’odio, sulla paura del diverso, sulla cultura della Guerra. Opere fin dal principio create per esprimere il proprio percorso personale, dalle crisi alla ricerca introspettiva. Pareti ricche di simbologia, dall’ermetismo allo zen, passando per i culti mediterranei. Il voler destabilizzare, a volte intimorire l’osservatore manifestando i lati più oscuri per stimolare la ricerca dell’Oltre distaccandosi dal quotidiano vivere. Aspetti oscuri che troppo spesso non vogliamo affrontare intimoriti dalla sfida e dalla consapevolezza del proprio Essere che tale introspezione provocherebbe. Negli anni viene codificata una propria simbologia, ci si libera dal figurativo e le geometrie prendono il sopravvento. Prende il sopravvento la luce, ci si espone in prima persona, eliminando il figurativo ed esprimendo se stessi attraverso le linee, i segni più congeniali che nascono dall’istintività e dal momento. Voler descrivere il raggiungimento della libertà raggiunta grazie all’introspezione non più dipingendo il percorso, ma l’obiettivo stesso di questo: il Vuoto. Segni e linee geometrici per descriverlo e per tracciare le energie immateriali che lo attraversano. Linee geometriche per l’ordine che queste energie regolano e linee istintive, gestuali e personali per rappresentare l’infinita piccolezza e imperfezione dell’essere. Il bianco come colore di purezza, una purezza però finta, ingenua, fatta di mancanza di esperienza, di vita vissuta con tutti gli errori commessi e da poter commettere. Bianco come colore che ci si pone davanti come un muro, il Nero invece come colore che rappresenta tutti gli errori ed i peccati di una vita però matura, imperfetta ma vissuta. Nero come il baratro, come da sempre è immaginata la fine ma anche come da sempre è rappresentata la strada che si percorre quando si pratica la ricerca del proprio sé. Nascono da qui le due serie di lavori: “Vie del Vuoto” in cui la carta piegata, quasi invisibile se non dopo un attenta visione traccia le linee energetiche che circondano e penetrano la Vita e “Destrutturazioni del Vuoto” tecniche miste su tela per tracciare i singoli e diversi elementi che ruotano attorno al Vuoto e che impediscono all’Essere di raggiungerlo. A cornice di questo, gli spazi abbandonati, i non luoghi per eccellenza, in cui il Silenzio, il Tempo ed il Vuoto raggiungono forse la loro espressione massima. Spazi che hanno definito la ricerca estetica degli ultimi anni attraverso architetture, colori, segni tracciati sui muri. Energie spesso negative che contengono energie positive, ricerca e conoscenza del territorio unita alla ricerca del proprio essere. Vuoto che contiene Vuoto.

CARNE e FRANCESCA TUZZI “CONTRASTO”

E’ il termine che meglio descrive la ricerca di Carne: tutto il suo lavoro, il linguaggio visivo e pittorico è volto al contrasto e a provocarlo. Razionale ed irrazionale, geometria e gestualità, bianco e nero, vuoto e pieno sono contrasti indispensabili per il raggiungimento del proprio obiettivo: descrivere l’immateriale tessitura del proprio Io e di ciò che lo circonda. Carne indaga, studia, medita non solo su sé stesso ma anche sui gesti da compiere per poter narrare quanto vissuto e percepito; gesti non semplici ma meticolosi e accorti per raggiungere la maggior semplicità ed il maggior equilibrio possibile. E’ il caso di “Vie di fuga”, prima serie dei due studi per “Contrasto”. Geometrie di china nera su fogli meticolosamente piegati su sé stessi a tracciare linee impercettibili, quasi invisibili se non grazie ad un’accurata osservazione: linee che tracciano l’immaterica tela energetica e celeste che ci circonda; linee dalle quali il nostro sguardo viene distolto a causa del nero di quelle geometrie cosi dure e definite che, come le imposizioni sociali, etiche, religiose e scientifiche, ci impediscono di vedere, o meglio, provare il lato nascosto e luminoso dell’Essere.
Carne gioca di contrasto anche con la sua stessa simbologia, capovolgendo l’obiettivo e l’utilizzo dei colori, rimanendo però ancorato alla narrazione artistica. Da qui nasce la seconda serie, “Destrutturazione del Vuoto” in cui la razionalità delle geometrie si oppone all’irrazionalità, all’aleatorietà del momento e del mezzo utilizzato: lo spray. Il bianco ed il nero assumono connotati diversi: il nero, il non-colore associato per antonomasia alla morte e alla non-speranza, assume per Carne il ruolo di consapevolezza, di maturità interiore che nasce dagli errori, dai peccati che questo colore rappresenta e dialoga in equilibrio e contrapposizione con il bianco, il colore della purezza. Una purezza sciocca, subdola, conservata solo grazie all’inesperienza di un vissuto lontano rispetto ad una vita affrontata apertamente. Questi due colori si contrappongono inserendosi in una tela di preconcetti razionali ed irrazionali, il buono che contiene il cattivo e viceversa, fedele alle tradizioni orientali e alla danza emotiva dell’essere umano.
L’ultimo contrasto è il contrasto artistico per eccellenza: la pittura e la fotografia. Carne dialoga con Francesca Tuzzi per raccontare i 6 anni di collaborazione. Il minimalismo quasi asettico della pittura in contrasto con le foto cariche di tensioni, di sensazioni ed emotività. Un continuo contrasto alla ricerca del puro equilibrio ma una volta trovato viene rimesso in discussione con forza resiliente alle indecifrabili trame celesti del nostro vivere.

BIO
Classe 1985, inizia a dipingere i primi muri nel 1999. Artista autodidatta, all’inizio di questo decennio abbandona il lettering per sperimentare nuove tecniche e vie espressive, dalla stencil-art alla poster-art fino al post-graffitismo nel quale ha trovato la chiave di volta del proprio lavoro artistico.
Appassionato di culti pagani e di alchimia, a seguito di una forte crisi personale abbraccia la pratica della meditazione Zen. E’ qui che avviene la personale svolta umana e artistica: Carne incomincia a descrivere i propri viaggi interiori traendo ispirazione dall’arte e dalla simbologia alchemica ed esoterica, crea interventi colmi di tensione e oscurità, scavando nelle parti più profonde dell’essere, conosciute attraverso il proprio percorso spirituale.
Nel corso del proprio percorso artistico, in linea con quello di ricerca personale, la semplicità prende mano a mano forza, scompare il figurativo che media il messaggio con lo spettatore e prendono il sopravvento le forme astratte, codificando cosi una personale simbologia ormai lontana dagli schemi alchemici, fatta di enigmi, geometrie e linee che scaturiscono non più dalla mente, ma direttamente dall’Io dell’artista.
In questa ricerca meticolosa anche lo spazio in cui effettuare gli interventi diventa cruciale e prende forma nei luoghi abbandonati, per i quale Carne è ossessionato, che diventano metafora perfetta nella trama narrativa del proprio percorso. Lo spazio abbandonato amplifica i propri interventi, come solo l’oscurità più buia può amplificare un fascio di luce.
In questa narrazione è accompagnato da Francesca Tuzzi, classe 1975, fotografa, con la quale collabora fin dall’inizio. Appassionata di fotografia naturalistica ed urbana, con una forte propensione all’architettura industriale; grazie alla forte sensibilità del tempo, del luogo e dello spazio, il suo lavoro di documentazione diventa sempre più cruciale nel lavoro artistico ed estetico di Carne, di fatto si trasforma nel suo architetto visivo. Francesca, prima di essere fotografa, è osservatrice: ricerca l’inquadratura, la mette in discussione, inquadra di nuovo, mirando alla pulizia e alla semplicità. Non si tratta di scatti d’impulso ma di una continua ricerca dell’inquadratura perfetta, attitudine che si sposa perfettamente con il lavoro espressivo di Carne.
I due collaborano costantemente: il lavoro di ricerca, mappatura e documentazione storica degli spazi visitati, le modalità di intervento, la scelta dei materiali viene svolto insieme. Sviluppano cosi una modalità collaborativa unica ed affinata in anni di interventi, grazie alla quale sia l’intervento artistico che la fotografia ne esce rafforzata; la fotografia da mera documentazione visiva diventa opera artistica e narrante, fondamentale per il meticoloso lavoro di ricerca di Carne.
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